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Corpo di ballo

DANCE WORKS

VALENTINA GENNARO, LAURA MARGIOTTA, SILVIA RIGGIO, MARIANNA BONANNO, SERENA GIGLIO, ANGELICA BALLATORE, CAROLA D’ANGELO, MARIAROSA FERRO, ROSSANA BURZOTTA, KATIA FRAGAPANE, EVELINA PASSANANTE, SABRINA NAFATI, SILVIA SFERLAZZO, AGATA FILANCIA.

Musiche

DYLAN VAUGHN – RENE’ AUBRI’

Voce solista

KATIA FRAGAPANE

Costumi

XANTO

Mixaggio Audio

GIALUIGI ALESSI

Regia e Coreografia

CARLA FAVATA

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Rapsodia in bianco

Regia e Coreografia: CARLA FAVATA

BlankRapsodia in bianco

È un insieme di composizioni coreografiche musicate, cantate e danzate in maniera da raccogliere passi, gestualità ed intenzioni uniti tra di loro fino a formare un componimento coreografico unitario, rigidamente bianco come la completa unificazione di tutti i colori dello spettro solare; il bianco, il simbolo dell’innocenza priva di influssi e turbamenti dall’età delle origini alla meta ultima dell’uomo e della donna purificati. In molte culture, abiti bianchi possiedono il valore simbolico della purezza e della verità: la purezza della sposa ma anche la bellezza lucente della madre immagine dalla trasmissione della vita alla personalità individuale. L’esperienza della madre grandiosa e durevole al sorgere della nostra vita, riempie la nostra infanzia fatta di sogni e desideri. Distaccato corporalmente da lei, l’uomo viene per anni nutrito dalla sua fatica e dalla sua abnegazione. In senso superiore, traslato, essa è la dea bianca, la madre di Dio, il cielo, il mare, la materia, il giardino, la sorgente, la sapienza al di là dell’intelletto, l’elemento benevolo protettivo accogliente, il dispensamento della crescita, della fecondità, del nutrimento, il luogo della metamorfosi magica, la mdrte, la rinascita, ciò che è segreto e occulto. La Rapsodia usa voci e canti di donna, fatti di vocali e di suoni, canti che non hanno traduzioni, lingue o tempi; voci di tempi lontani, racconti di fiabe e fiabe stesse che si muovono nello spazio in cerca di nuovi interlocutori; porte che si bussano, si battono si spingono e si urtano in attesa di essere aperte, finchè si aprono o si trovano già aperte, al di là delle quali si trova l’immaginario, l’ideale, il sogno nascosto fatto di buio e di luce, di fiaba e di incubo graffiante, talvolta semplice talvolta così difficile da staccare, da sembrare di essere radicato nel nostro corpo, nel nostro io pieno di condizionamenti. Ma il bianco avvolge ogni cosa, forme e colori: bianco come le lenzuola che ci avvolgono la sera, quando nel sogno i nostri desideri vengono a galla; il bianco delle voci dei bambini che ci riempiono la vita dando un senso a ciò che facciamo; il bianco della vita ma anche della morte, il tunnel di luce che ci avvolge nel passaggio; bianche le favole e i fantasmi; bianchi i fiori e le colombe della pace; bianchi i fazzoletti che ricordano di lacrime e di dolori; bianchi i volti delle donne del passato; bianche le ruote che attraversano il mondo; bianco il filo che ci conduce attraverso i tempi e gli spazi visti come nastri di onde e di vortici.

Dedico Rapsodia in Bianco, con tutte le sue miscelanze di sensazioni ed emozioni che mi ha trasmesso dall’inizio della sua produzione ad oggi, con il suo lavoro di gruppo talvolta faticoso talvolta fatto di gioie e di mete; alle donne in quanto madri e figlie a loro volta. Ma non vuole essere una produzione femminista poichè credo nell’individualità e nella bellezza dell’animo umano nella sua interezza. Dedico quindi Rapsodia in Bianco a Luna, mia figlia, a mia madre ed a mia nonna e, così di seguito, forse anche a me stessa, pare dell’albero della vita e dei sogni, … e a tutti coloro, uomini e donne, che credono nelle fiabe e nei sogni e nella realizzazione dei propri desideri.

CARLA FAVATA