LA LEGGENDA DI COLAPESCE


 
 
Coreografia
CARLA FAVATA
 
   
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ARTICOLO

 

 

     
 
 

Aprendo le finestre delle nostre case quello che spesso vediamo è una terra fatta di contraddizioni. I fasti di antiche dominazioni sono solo ricordi che trasudano dai palazzi diroccati dei centri storici delle città della Sicilia, ma quando si solca lo stretto di Messina ecco che qualcosa afferra allo stomaco e non molla, cominciano a mancare gli odori, i sapori, le luci, i volti. La Sicilia in tutte le sue espressioni, anche quelle più marginali, alla quali raramente si desta attenzione, tornano indietro come un boomerang facendo sospirare i suoi abitanti. Siamo un popolo frustrato, dilaniato da mille sconfortanti vicissitudini, ci hanno tolto molto, ma ciò che rimane fervida è la dignità, l'identità. Leggende, racconti, modi di dire, proverbi, miti siciliani, ricordano e insegnano la saggezza di un background che abbiamo e che ci portiamo appresso ovunque. Il maestro Martino Brancatello, direttore della Roland Music School di Palermo, conosce bene questi sentimenti, è stato spesso in giro per il mondo a suonare con grandi orchestre e la voglia di tornare a Palermo lo attanaglia sempre. Aspettava da tempo l'ispirazione giusta per scrivere un'opera che gli permettesse di raccontare queste emozioni, per tradurle in musica. L'occasione arriva inaspettata quando un giorno la figlia, gli chiede di raccontarle la storia mitologica di Colapesce. Da allora quattro anni e mezzo sono passati e quella che era solo un'idea oggi è diventata realtà: un musical tutto siciliano che verrà presentato al pubblico, in anteprima nazionale a Palermo, il prossimo ottobre, per poi spostarsi in tournee in tutta la Sicilia. «La storia - dice Martino - non spiega il mito in sé, sarebbe scontato, ma guarda la vicenda di Colapesce da un'altra prospettiva, racconta col linguaggio del melodramma la storia d'amore che vive Cola, l'eroe messinese dalle portentose doti natatorie, vissuto intorno alla metà del 1100, che sacrifica la propria vita per il bene della Sicilia». Vuole essere un grido di speranza, l'inno dei siciliani. Una storia nella quale cambia il tempo, gli uomini, i luoghi, ma che sarebbe perfettamente riadattabile ai giorni nostri, quella di un uomo che si immola per il bene altrui. Le musiche e il soggetto sono, appunto, di Martino Brancatello, mentre le liriche di Valerla Martorelli che ha magistralmente tradotto sentimenti antichi e profondi in pura poesia. Il progetto è ambizioso e prevede: sul palcoscenico, un cast formato unicamente da giovani artisti siciliani, mentre dietro le quinte, un team di grandi professionisti. I provini, le audizioni nonché la prepara­zione vocale ed artistica è affidata alla Roland Music School. Martino ha voluto che l'opera fosse in italiano e non in dialetto in modo che tutti possano capirne i contenuti, affinchè un giorno questo musical possa andare in tournée anche oltre lo stretto, sempre che Scilla e Cariddi siano d'accordo.